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responsabilitĂ  del medico | danno errore medico | malasanitĂ 

L’attestazione della responsabilità del medico che abbia sottomesso un malato di ipertensione arteriosa ad un’operazione di coronarografia e la successiva colpa della struttura ospedaliera in cui lavora, presume in primo luogo di definire la relazione causale diretto ed unico con l’episodio lesivo avuto dal malato o se insieme alla condotta del medico siano intervenute cagioni autonome precedenti o intervenute che siano state da sole capaci di generare l’episodio; per di più bisogna verificare se motivo dell’episodio sia stato la carenza di impegno del medico o la sua incompetenza nella realizzazione dell’intervento.

Nel caso in cui il danno encefalico abbia un legame soltanto cronologico con la coronarografia non si può configurare il legame causale, se vi sono requisiti patologici tali da comprovare un indipendente manifestarsi dell’episodio a prescindere dalla coronarografia. (App. Milano, 10 novembre 2004).

Il carattere della colpa della struttura è negoziale e diretto, perché, in forza della relazione di identificazione intrinseca, il lavoro dei suoi medici è direttamente ascrivibile all’ente ospedaliero.

Ciò nonostante, l’accordo che nasce tra malato e struttura che lo assiste ha dei profili del tutto specifici; difatti, per l’ente ospedaliero nasce un insieme di doveri (concernenti, per esempio, la funzionalità e adeguatezza degli strumenti, al controllo e tutela dei malati) che sono legittimi a definire come relazione negoziale inconsueta quella fra malato e ente ospitante. (Trib. Pescara, 2 maggio 1996, n. 621).

L’acquisizione della testimonianza in rapporto alla responsabilità dei medici definisce la responsabilità di tipo negoziale della struttura ospedaliera che include sia il pregiudizio di tipo patrimoniale che quello vitale ed etico. (Trib. Milano, 11 giugno 2003, in Giustizia a Milano, 2003, 52).

Lo specialista che si appronti a realizzare un’operazione di chirurgia estetica è obbligato ad avvisare l’utente riguardo non soltanto gli eventuali pericoli dell’operazione, ma anche al raggiungimento di un perfezionamento reale del suo corpo. (Trib. Roma, 14 dicembre 1994, in Gius., 1995, 357).

Il chirurgo risponde del’esito sfavorevole di un’operazione di chirurgia estetica nel caso in cui non rispetti l’obbligo d’avviso connesso ad un’azione iniziale di diagnosi e volta ad avere un cosciente accordo dell’utente. (Trib. Roma, 14 febbraio 1995, in Gius., 1995, 643)

La trasfusione di sangue può causare epatite da virus come effetto non inaspettato nè impossibile per cui la stessa va effettuata con attenzione e soltanto se lo stato di salute del paziente è vicino al limite dell’urgenza in base all’equilibrio pericolo-vantaggio. Quindi l’emotrasfusione va fatta quando è “se non inevitabile, quantomeno doverosa”. Configura responsabilità professionale medica un comportamento differente. (App. Milano, 15 ottobre 1996, in Riv. it. medicina legale, 1998, 1119)

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