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Tag:studio avvocato medico legale atto di citazione responsabilità medica

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avvocato malasanità | danno errore medico

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Nell’ipotesi che il fatto dannoso si riconnetta a più comportamenti omissivi, la questione del concorso delle conseguenze viene risolta nell’art. 41 c. p., per cui, quando vi è l’esistenza di una pluralità di episodi attribuibili a più soggetti, per tutti deve stabilirsi un’efficienza causativa laddove abbiano causato una condizione tale che senza gli stessi il fatto, sebbene determinato dall’evento accaduto per ultimo, non sarebbe avvenuto. (Cass. civ., sez. III, 15 gennaio 1996, n. 268)

In ambito di responsabilità aquiliana, la severità del criterio dell’equivalenza delle cagioni, applicato dall’art. 40 c.p., secondo cui, se la determinazione di un episodio dannoso si riferisce a più comportamenti omissivi, deve attribuirsi ad ognuna delle medesime efficacia causale, trova la sua ragione soltanto nel criterio della causalità efficiente, che si desume dal comma 2 dell’art. 41 dello stesso codice, secondo cui il fatto dannoso è da assegnare soltanto al responsabile del comportamento sopravvenuto, soltanto se questa azione renda ininfluente le altre conseguenze preesistenti, sistemandosi al di fuori delle regolari linee di evoluzione della serie causale già in corso. (Cass. civ., sez. III, 27 maggio 1995, n. 5923)

In ambito di responsabilità per colpa professionale del sanitario, nel ricercare la relazione causale tra il comportamento del responsabile e l’episodio, al principio della certezza delle conseguenze del comportamento lesiva si può (e si deve, all’occorrenza) si deve applicare il principio della probabilità, pure limitata, di siffatte conseguenze e della adeguatezza del comportamento a determinarle; ne deriva che la relazione causale esiste pure nel caso in cui l’operato del medico, se giustamente e repentinamente intervenuto, avrebbe dato non la certezza, ma solo serie e rilevanti probabilità di successo, tali che il paziente sarebbe stata salvato con una sicura probabilità. (Cass. pen., sez. IV, 17 gennaio 1992 in Dir. Famiglia, 1992, 580 e nota in Nuova giur. civ. commen., 1992, I, 358)

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